di Francesco De Filippo La cena a casa di Zanzotto consumata su un'asse da stiro in assenza di tavolo, lo 'sgabuzzino' segreto di Zigaina o anche il 'non prendiamoci troppo sul serio' di Montale: Mladen Machiedo, classe 1938, croato di Zagabria, scrittore, poeta, editore, traduttore, docente a vita a Zagabria, si racconta in un film-intervista, "La quotidianità non ordinaria di un italianista croato".

E racconta aneddoti su stranezze, peculiarità e acutezza di scrittori italiani che ha frequentato nel corso della sua vita.

Traghettatore della cultura italiana nella ex Jugoslavia grazie alle traduzioni di Montale, Campana, Calvino, Pavese, Machiedo ha pubblicato volumi e saggi sulla letteratura in croato e in italiano; di sangue mediterraneo (la radice del cognome, Macedo, ha derivazioni portoghesi) e mitteleuropeo, ha studiato alla Normale di Pisa (1969-1970).

Spassoso uno degli incontri con il poeta Andrea Zanzotto: "A Milano era quasi una festa se c'era Bartolo Cataffi: cene laute, con vini siciliani.

Con Zanzotto era diverso: ero a casa sua, gli chiedo, 'hai fame?' E lui, in dialetto: 'Non mi sento tanto ben, xe un negozio zo' ... una cenetta fredda'. Facciamo la spesa, alla romana tutto a metà; risaliamo, nel suo studio non c'è il tavolo e alla scrivania non si potevano infilare i piedi. Allora prende un'asse da stiro, io mi siedo dal lato appuntito, lui dall'altro, in mezzo il cibo comprato". Per Machiedo, Zanzotto è "un curioso esempio di concentrazione su molecole verbali. Con il minimo cerca di penetrare nell'ignoto partendo da squisite particolarità del linguaggio. Ma quando fa il critico esce da se stesso ed è straordinario: come critico vive a lungo, come poeta è per una ristretta cerchia".