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Ultimo aggiornamento: 11:43
Ogni tanto capita di incontrare un vero intellettuale, cioè una persona che usa l’intelletto. A me è capitato con lo scrittore, poeta e drammaturgo Cesare Vergati. Ci siamo dati appuntamento ai giardini di Porta Venezia, ci siamo seduti su una panchina e abbiamo fatto una lunga conversazione sulla cultura, sulla civiltà della parola e dell’ascolto.
Viviamo in un’epoca di una superficialità terribile, le persone non si ascoltano più, ognuno pensa a dire la propria senza porsi nella dimensione del dialogo e della relazione con l’altro, me ne sono accorto anche nel mio piccolo qui sul Fatto Quotidiano online, mi accorgo che moltissimi commentano senza leggere fino in fondo il pezzo, alcuni addirittura commentano solo affidandosi al titolo del pezzo. La funzione dell’intellettuale invece è proprio quella di dare valore alla parola nelle sue infinite sfumature (Cesare è un appassionato di sinonimi) e nel contempo dare valore alle parole di chi abbiamo davanti, con Cesare funziona così ed è un piacere parlare con lui, si avverte proprio il lavoro dell’intelligenza che poi è una forma di eleganza e stile, qualità che a Cesare non mancano.






