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30 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 7:55
Due volumetti pubblicati di recente da due importanti attori italiani mi spingono a trattare un argomento che mi appassiona da tempo: l’attore-che-scrive, nozione non del tutto sovrapponibile a quella di attore-autore. Nonostante un luogo comune duro a morire, che li vorrebbe per lo più inconsapevoli e illetterati, gli attori (non tutti ovviamente), pensano e scrivono parecchio. In realtà, l’hanno sempre fatto, fin dagli albori del professionismo.
La “divina” Isabella Andreini, forse la nostra attrice più grande prima della Duse, nella sua breve vita (1562-1604) fu drammaturga e poetessa capace di rivaleggiare con i maggiori poeti dell’epoca. E per molto tempo i comici dell’Arte furono più preoccupati a legittimarsi come letterati che come attori, nel tentativo di nobilitare il nuovo mestiere. A riprova, non solo la drammaturgia ma anche la trattatistica li vede protagonisti fra ‘500 e ‘600.






