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Ultimo aggiornamento: 6:01
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Da una novella apocrifa di Luigi Chiarelli. Il teatro di varietà, fin dalla mia prima giovinezza, è stato la mia palestra, il mio ginnasio, il mio Eden. Seguivo mio padre, che si trapiantava di città in città per seguire compagnie in tournée. I miei sogni erano pieni di quelle donne splendide e il paradiso me lo sono sempre figurato come un grande caffè concerto. A 16 anni mi svezzò una matrona indulgente, proprietaria di una pensione per artiste. Morto mio padre, le chanteuses che aveva accudito con devozione mi accolsero nel loro mondo scapigliato.






