«Lavorare stanca» scriveva Cesare Pavese. E se il mestiere con cui ti guadagni da vivere è quello del killer della 'ndrangheta e una ininterrotta scia di sangue ti accompagna per quasi 25 anni, ne consegue che anche ammazzare stanca. Antonio Zagari, calabrese trapiantato nel Varesotto, primo pentito a rompere il muro dell'omertà delle famiglie calabresi, si stancò di ammazzare negli anni '90. Lo fece per ripulsa del sangue, per disperazione, per convenienza. Non solo divenne un collaboratore di giustizia ma raccontò il suo romanzo criminale in un «memoir» da cui ora viene tratto un film con il medesimo titolo - «Ammazzare stanca», per l'appunto - che sarà in concorso al prossimo Festival di Venezia.
«Ammazzare stanca»: la vita di Antonio Zagari, primo pentito di 'ndrangheta diventa un film in gara a Venezia
Il «memoir» uscito nel '92 mise in fila l'orrenda serie di delitti (almeno 16) di cui il killer fu protagonista nel Varesotto. «Ero finito in un buco nero da cui non sapevo se sarei uscito». Il regista Daniele Vicari ha visto in questa storia «il ritratto di una generazione». Eccone la ricostruzione






