«Lavorare stanca» scriveva Cesare Pavese. E se il mestiere con cui ti guadagni da vivere è quello del killer della 'ndrangheta e una ininterrotta scia di sangue ti accompagna per quasi 25 anni, ne consegue che anche ammazzare stanca. Antonio Zagari, calabrese trapiantato nel Varesotto, primo pentito a rompere il muro dell'omertà delle famiglie calabresi, si stancò di ammazzare negli anni '90. Lo fece per ripulsa del sangue, per disperazione, per convenienza. Non solo divenne un collaboratore di giustizia ma raccontò il suo romanzo criminale in un «memoir» da cui ora viene tratto un film con il medesimo titolo - «Ammazzare stanca», per l'appunto - che sarà in concorso al prossimo Festival di Venezia.