L'Italia fa passi in avanti nell'assistenza e cura dell'amiloidosi cardiaca, una malattia in passato considerata rara, talora a carattere ereditario, che colpisce il cuore e causata da un accumulo anomalo di proteine amiloidi dannose per l'organismo.

Partirà agli inizi del 2026 il primo registro nazionale frutto della collaborazione tra la Società italiana di cardiologia (Sic) e l'Istituto superiore di sanità (Iss), mentre, sul fronte farmacologico, è da poco disponibile un nuovo stabilizzatore della transtiretina circolante, Acoramidis, e diverrà disponibile nel breve futuro anche un nuovo inibitore di sintesi epatica di transtiretina, Vutrisiran, due opzioni che segnano un avanzamento importante nella gestione della malattia.

"Il registro coinvolgerà i maggiori centri di riferimento per l'amiloidosi cardiaca, con l'obiettivo di studiare la prevalenza della malattia, il carico e i bisogni dei pazienti e dei caregiver, e l'efficacia dei farmaci in un contesto real-world - dichiara Gianfranco Sinagra, presidente eletto della Società italiana di cardiologia e direttore della Scuola di specializzazione e della Struttura complessa di Cardiologia dell'Università di Trieste -. Sarà così possibile testare l'efficacia dei farmaci appena arrivati in clinica con un follow-up di lunga durata, fornire una mappa dettagliata della malattia e della sua distribuzione regionale, che è nota in altri Paesi, ma non in Italia, dove si stima che la prevalenza media sia di 4,3 casi per milione di abitanti". "Il registro - aggiunge Sinagra -, permetterà inoltre di raccogliere informazioni importanti sul carico fisico e psicologico di pazienti e caregiver perché l'amiloidosi cardiaca è una malattia importante che ha un impatto notevole sulla qualità di vita sia dei pazienti che della loro famiglia, a cui dovrebbero essere garantiti interventi di supporto per facilitare l'adattamento alla patologia e far meglio fronte alle difficoltà che l'amiloidosi può comportare".