Rispetto agli altri Paesi europei "le cardiologie italiane hanno dimostrato di avere una mortalità inferiore quando ci si ricovera per infarto acuto, quindi andiamo molto bene nella terapia dell'acuto.
Abbiamo, inoltre, un'ottima terapia post-evento, ma è arrivato il momento di incidere prima dell'evento e lavorare sia sulla prevenzione primaria sia sulla diagnosi precoce, intercettando in questo caso la malattia negli stadi iniziali, questo è cruciale".
Lo ha detto all'ANSA il presidente dell' Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (Anmco) e direttore della cardiologia dell'ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti (BA), prof.
Massimo Grimaldi tracciando un bilancio dei temi trattati agli Stati Generali che si sono svolti nei giorni scorsi al ministero della Salute.
Secondo i cardiologi ospedalieri, un "trattamento ottimale dei fattori di rischio come colesterolo, ipertensione, diabete, obesità e un corretto stile di vita riducono di molto il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari". Questo significa "fare prevenzione. Per ogni euro speso l'investimento è notevole, quando invece il soggetto ha sviluppatoo la malattia rischiamo di arrivare troppo tardi, di spendere molto ma di impattare poco in qualità e quantità di vita", dice Grimaldi Al di là degli stili di vita, quando noi individuiamo un paziente iperteso o dislipidemico, e impostiamo una terapia, "abbiamo un abbandono delle cure altissimo in Italia: a un anno, uno su due interrompe le terapie. Se guardiamo a tre anni, i farmaci per il colesterolo vengono interrotti da tre persone su 4. Dobbiamo trovare delle soluzioni che richiamino continuamente questo tipo di messaggi. Per diffondere la cultura della corretta alimentazione e movimento è necessario partire dalle scuole elementari. Per quanto riguarda le terapie bisogna trovare dei sistemi perchè vengano non solo iniziate ma soprattutto non abbandonate".








