Arrivare presto con la diagnosi, senza perdere tempo. Affrontare al meglio la situazione, caso per caso. E ricordare ai pazienti e chi li assiste che l’insufficienza cardiaca può essere sempre meglio affrontata nel tempo, riducendo il rischio di ospedalizzazioni e di peggioramenti. Queste le strategie d’approccio ad una patologia che rappresenta una delle cronicità più impegnative per medici, pazienti e servizio sanitario, con alti tassi di morbilità, mortalità ed utilizzo di risorse sanitarie. Lo scompenso cardiaco è infatti in forte aumento, ma già oggi ci sono 800.000 casi nel nostro Paese, per una condizione che rappresenta a livello mondiale la principale causa di ospedalizzazione nelle persone di età superiore ai 65 anni.
Un dato per tutti. Le riospedalizzazioni, secondo dati recenti, rappresentano la voce più rilevante della spesa sanitaria correlata allo scompenso: circa l’85% dei costi annui sostenuti dal Servizio Sanitario Nazionale per la gestione di ciascun caso, stimati in 11.800 euro, è infatti riconducibile ai ricoveri. Per fortuna, a fronte di questo trend preoccupante, in Italia questa condizione con le sue diverse forme si cura sempre meglio. A dirlo sono i dati dello studio Bring-up 3–HF, presentati al Congresso dell’Associazione Nazionale Medico Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) di Rimini.






