Infarti. Aritmie severe. Circolazione in tilt per lo shock cardiogeno. Scompenso acuto grave. Quando si parla di patologie (questi sono solo esempi) che richiedono un’assistenza di alta specializzazione per salvare il cuore, prima di tutto occorre pensare alla tempestività dell’intervento. Prima si arriva in centri dedicati e meglio è. Ma c’è un’ulteriore variabile che conta. E’ basilare, ovviamente se ci sono le indicazioni, essere presi in carico da un’Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (Utic) destinata proprio al monitoraggio e trattamento intensivo di pazienti con patologie cardiache acute e gravi. Il ricovero in strutture di questo tipo favorisce la stabilizzazione delle funzioni vitali dei pazienti cardiologici più critici, ovviamente sempre sotto grazie alle tecnologie disponibili. Ed è fondamentale quindi che le possibilità di portare i pazienti in questi centri aumentino, grazie a modelli organizzativi adeguati. E’ la richiesta che viene dagli esperti della cardiologia Italiana riuniti a Firenze il 27 e il 28 febbraio, per la Conferenza Nazionale del Club delle Utic dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO).
Scompenso cardiaco, due malati su 5 non si fanno visitare ogni anno (ed è indispensabile)







