Roma, 18 giu. (askanews) – In Italia, oltre 1 milione di persone è affetto da scompenso cardiaco (l’1,7% della popolazione) e sono circa 90.000 i nuovi casi ogni anno. La prevalenza della malattia aumenta con l’età, raggiungendo il 10% circa dopo i 65 anni ed è la principale causa di ricovero negli over 65enni. La mortalità ospedaliera è stimata intorno al 3-5%, aumenta al 25% a un anno, per arrivare fino al 50% a 3 anni. La principale causa di scompenso cardiaco è la cardiopatia ischemica, ma anche malattie valvolari, ipertensione arteriosa, diabete, cardiomiopatie fanno la loro parte. Una patologia dunque grave, complessa e che assorbe moltissime risorse. La sua gestione dunque va ripensata radicalmente, per venire incontro alle esigenze di un numero di pazienti sempre crescente e con un occhio attento alla sostenibilità del sistema.
“Partendo da queste considerazioni e nell’ambito del processo di ristrutturazione della cardiologia – afferma il professor Francesco Burzotta, ordinario di Cardiologia all’Università Cattolica e direttore della UOC di Cardiologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – abbiamo creato un Day Hospital per lo scompenso cardiaco, mirato a migliorare la gestione e il trattamento di questi pazienti. Da anni avevamo già un’unità dedicata allo scompenso, dotata di posti letto e di ambulatori, ma mancava ancora un Day Hospital appositamente costruito. In questa nuova struttura potremo ‘telemetrare’ i nostri pazienti e occuparci di quelli che richiedono una certa intensità di cure, senza arrivare al ricovero, anzi prevenendo le ospedalizzazioni, che sono uno dei punti deboli della gestione dei pazienti con scompenso cardiaco. L’idea è quello di tenere queste persone sempre più nelle loro case, grazie a un programma personalizzato di controllo remoto e gestione clinica avanzata che verrà implementato all’interno di questo Day Hospital”.







