È una legge delega, ad oggi possiamo commentare solo i principi», premette Edoardo Croci, presidente di Italia Nostra e professore di economia ambientale all’Università Bocconi. Ma da una prima lettura del testo, rileva, «emergono comunque due elementi di preoccupazione»: le sanatorie e i riferimenti al Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Cosa la preoccupa per le sanatorie? L’ipotesi di un colpo di spugna sui vecchi abusi, precedenti alla legge 765/67?
«In realtà il termine “sanatoria” è citato tantissime volte nel testo, non solo in riferimento agli abusi precedenti al ‘67. Il principio che si vorrebbe ribadire è il superamento delle tante “piccole difformità”. Bisogna vedere come questo principio verrà poi declinato nella scrittura dei decreti, che è affidata al governo».
L’esigenza di “contemperare” l’affidabilità delle strutture con la tutela dei beni culturali secondo lei potrebbe aprire la strada a un indebolimento dei poteri delle Sovrintendenze?
«Il testo non dice mai che ci sono norme che salterebbero, ma si tratta di un elemento di grande attenzione: in nessun caso questi principi devono essere attuati in modo da indebolire il potere delle Sovrintendenze, o il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio».









