Una sentenza del Consiglio di Stato fa tremare i Cpr perché stabilisce che lo schema di capitolato d’appalto utilizzato per la gestione non tutela a sufficienza il diritto alla salute degli stranieri che vi sono reclusi: per questo i giudici amministrativi l’hanno annullato, chiedendo al Ministero dell’Interno di rivederlo. Intanto, però, è sulla base di quello schema che la gestione dei Centri per il rimpatrio è stata assegnata. In tutta Italia, e anche a Torino. «Significa che bisogna chiuderlo» dice, sicura, Elena Ferro, membro della segreteria Cgil e del Tavolo Asilo e Immigrazione.
La struttura di corso Brunelleschi ha riaperto a marzo dopo le rivolte che avevano portato alla chiusura nel 2023. Attualmente ha una capienza di 70 persone ma nei prossimi mesi dovrebbe salire a 120. Tutti stranieri destinati a essere rimandati nel loro Paese d’origine: «Ma, su 363 persone transitate in questi mesi, solo 39 sono state rimpatriate» ricorda Ferro.
Il gruppo Sanitalia si è aggiudicato l’appalto per la gestione da 8,4 milioni di euro. Il bando, però, è frutto dello schema appena annullato dal Consiglio di Stato, che ha ribaltato una sentenza del Tar del Lazio e accolto il ricorso di Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) e Cittadinanzattiva. I giudici chiedono al Ministero di modificare il capitolato e seguire «scrupolosamente» la direttiva ministeriale del 2022, superando le attuali «discrasie». Come la mancanza di visite mediche per accertare l’assenza di malattie infettive contagiose e gravi disturbi psichiatrici, «incompatibili con la vita in comunità ristretta». In più i giudici chiedono che i Cpr usino come parametro minimo di riferimento le disposizioni in ambito carcerario su tutela della salute e prevenzione del suicidio. Infine accolgono l’appello sul mancato coinvolgimento del Ministero della Salute e del Garante dei detenuti nella redazione del capitolato, definito un «difetto di istruttoria».






