C’è sempre quel momento dell’anno in cui la pubblicità italiana decide di fare logout dal presente e rientrare nella comfort zone della magia, del calore familiare. E del “Natale come ce lo ricorda la VHS”. Lo spot natalizio di Iginio Massari di quest’anno ci porta esattamente lì: in una dimensione sospesa dove la luce è tiepida, i bambini sono disciplinatissimi e la magia è talmente intensa che quasi manca il profumo di carta stagnola. Fin qui, nulla di nuovo. Ma qualcosa non torna, si percepisce già a un primo sguardo, come quando i biscotti nel forno non sono ancora carbonizzati, ma tu lo sai che si bruceranno. Tutti.

Antefatto: Un laboratorio sito da qualche parte tra Bergamo e il Polo Nord, bambini vestiti da Elfi del Natale chiedono a Babbo Iginio di raccontargli “come si riconosce il panettone perfetto”. La sua risposta inizialmente (“sono centocinquantanni che ve la racconto”) non è gentilissima, ma si può sorvolare. Da qui prende il via la storia del dolce del Natale per eccellenza, tra i canditi di un magico paese lontano e gli “alveoli grandi e luminosi” si arriva alla fine di questa bella favola. Ma cosa ci resta? E cos’è quel suono di un graffio sul vetro?

Sul sito Dissapore.com hanno definito l’effetto generale, la percezione immediata, come “cringe” (ovvero quella sensazione di fastidio e imbarazzo provocato da un atteggiamento fuori luogo o poco spontaneo) e noi non ci sentiamo di dissentire. Anzi.