Quando - dopo una lunga e tortuosa strada tra i boschi piemontesi - molli l’auto sotto un albero e ti incammini a piedi in un sentiero sterrato, intuisci che stai entrando in un altro mondo, un’altra dimensione. Ma, ancora, non immagini che in realtà intraprenderai un incredibile, coinvolgente e sorprendente viaggio nel tempo. Sì, perché dopo 200 metri di discesa, tra buche e sassi, la stradina finisce e ti trovi davanti a una roulotte d’epoca (una Constructam Condor del 1970) una casa del 1800 (su una pietra c’è inciso 1829) e, soprattutto, una giovane famiglia che vive come i nostri bisnonni: con acqua della sorgente, senza allacciamento all’energia elettrica, senza gas e con un bagno a secco. Li chiamano “neo rurali”, nome tanto di moda dopo la vicenda della “famiglia del bosco” cui hanno tolto i figli in Abruzzo, ma loro si definiscono semplicemente «due ragazzi che vivono liberamente e in modo naturale».

Eccoli, Wouter e Sabine, 41 e 42 anni, vestiti con abiti caldi, comodi ma eleganti - lui con un outfit pratico da boscaiolo, lei più ricercata con un maglioncino scollato, una gonna al ginocchio, calze pesanti e stivali con il laccio - e sorridenti: basta un attimo per capire che loro, beati, non sanno davvero cosa sia lo stress. Almeno quello che subiamo noi in città. Qui, a “Casa Spagna” («È il nome che c’era già, non sappiamo perché», spiegano) il tempo scorre incredibilmente lento e c’è qualcosa di magico nei profumi, negli odori, nei colori e pure nel silenzio. «Alessandro, benvenuto nella nostra vita una po’ strana e insolita, ma felice», dice in un buon italiano Sabine, spalancando gli occhioni azzurri e dimostrando che vivere isolati non significa escludere gli altri, ma il contrario: accoglierli, ospitarli per condividere, parlare, socializzare e far conoscere il proprio stile di esistenza.