Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

1 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 14:18

Nelle foto apparse sui giornali sembrano una piccola tribù sbucata da un’altra epoca: madre, padre, tre figli con gli occhi spalancati sul mondo e un rudere fatiscente che sembra un’estensione della loro pelle. Non vengono dalle montagne di Washington, non hanno un bus rosso scassato come quello dei Cash, ma la loro storia – una famiglia italiana che ha deciso di vivere nel bosco di Palmoli, in Abruzzo, lontano dal rumore ben oliato della civiltà – ha la stessa vertigine romantica e lo stesso rischio di Captain Fantastic: costruirsi un mondo proprio e sperare che non crolli al primo colpo di vento. Perché “i Cash italiani”, anche se non hanno mai preteso titoli, dicono solo: volevamo respirare.

La frase, così nuda, fa quasi ridere noi che viviamo tra notifiche, traffico e medianità permanente: respirare? In che senso? Ma allora leggi, ascolti, guardi ciò che hanno costruito. Poi ti immergi davvero nella loro storia: un bosco autentico, ruvido, niente glamping né amenities, niente casette pettinate da Instagram, nessuna consolazione da weekend benestante, e all’improvviso tutto torna. C’è quel silenzio nervoso che precede ogni scelta radicale. È il “no” che diventa un’architettura di vita.