Alla fine è successo. Domani è Natale e il casolare di Palmoli, anzi la villetta messa a disposizione da un ristoratore alla “famiglia del bosco”, resterà deserto. Nathan Trevallion, Catherine Birmingham e i loro tre figli di sei e otto anni non trascorreranno la giornata lì, in quel fazzoletto di terra che si sono scelti come casa, in mezzo alla natura, lontano da tutti, col cavallo Lee e l’asino Gallipoli, con quello spirito “neorurale” che è un po’ originalità e un po’ anticonformismo, ma è (soprattutto) il sacrosanto diritto di ognuno a vivere come gli pare.
Non vuol dire che i Birmingham- Trevallion festeggeranno un Natale divisi, questo no. Nonostante l’ultima ordinanza del tribunale dei minori dell’Aquila abbia appena disposto un accertamento e una consulenza per verificare lo stato clinico e psichiatrico dei genitori, tra poche ore babbo Nathan è atteso nella struttura protetta che ospita i suoi bambini (assieme alla madre la quale, tuttavia, può vederli solo durante i pasti). È giovedì, è giorno di visita. Una piccola coincidenza fortunata in una vicenda infinita che di fortuna ne ha invece incanalata pochina.
FAMIGLIA NEL BOSCO, PREPARIAMOCI AD ANDARE TUTTI AL MANICOMIO
Chi ha paura della famiglia nel bosco? A chi hanno fatto del male quel padre, quella madre, quei bambini? La loro esiste...












