Anche Greta Thunberg ha potuto conoscere l’ebbrezza del venerdì scioperaiolo in Italia. Assieme a Francesca Albanese e all’ex ministro greco Varoufakis hanno rappresentato la parte vip del corteo promosso dai sindacati di base a Genova. Una manifestazione contro praticamente tutto, vista la sterminata piattaforma con cui la concorrenza alla Cgil ha convocato l’iniziativa di piazza. Usb, Cobas, Cub e altre sigle dell’estremismo sindacale rosso hanno così voluto anticipare lo sciopero generale promosso da Landini e i suoi. La Thunberg si è presentata in piazza con piumino arancione, cappello e immancabile kefiah. Già, perché i rappresentanti dei lavoratori assieme al solito refrain contro il governo per l’economia ci hanno infilato anche Gaza e la Palestina. Tanto per gradire.
La giovane attivista svedese è arrivata in città giovedì appositamente per camminare al fianco dei portuali anche per vedere l’effetto che fa. E si è esibita nel solito comizio dato che ovviamente non poteva sapere nulla dei contenuti della manovra di bilancio del governo Meloni. Di più: Greta si è spinta fino a negare la tregua che regge faticosamente in Medio Oriente: «Il genocidio in Palestina- ha detto ai cronisti incuriositi per la sua presenza al corteo - è ancora in corso, Israele sta attaccando i palestinesi ogni giorno usando gli aiuti come arma di guerra». «Il 90% delle persone di Gaza soffre di malnutrizione - ha anche aggiunto al microfono, con alle sue spalle Francesca Albanese e l’attivista brasiliano Thiago Avila -. Negli ultimi anni il mondo ha mostrato la sua vera natura, continuando a tradire i palestinesi ogni giorno. I nostri cosiddetti leader stanno fallendo e non stanno impedendo il genocidi. Stanno dimostrando che ogni volta l’espansione di potere e di potere va oltre il benessere delle persone e del pianeta. Quindi, tocca a noi sollevarci e per questo voglio esprimere a nome di tutta l’umanità: grazie Genova. Grazie per essere stata un faro».












