Una nuova ferita nel mondo della scuola romana. Nel bagno dei maschi del liceo Giulio Cesare è comparsa una “lista degli stupri”: nove nomi e cognomi, scritti in rosso. Immediata la condanna della dirigente. Ma non è la prima volta che un caso del genere occupa le cronache della città.

Un altro elenco, un’altra lista. Il caso del Giulio Cesare riporta alla memoria il precedente del liceo Visconti. Era il 5 giugno 2024 quando un foglio anonimo appeso al muro di un’aula si rivelò poi essere una “lista delle conquiste”: un elenco di nomi di studentesse che alcuni ragazzi vantavano di aver baciato o con cui affermavano di aver avuto rapporti. A scoprirlo fu un docente, mentre la dirigente Rita Pappalardo definì immediatamente l’episodio “tutt’altro che una goliardata”.

Le ragazze vittime, riunite in assemblea nell’aula magna, raccontarono di essersi sentite violate e umiliate. A quel punto cinque maturandi si presentarono pubblicamente chiedendo scusa. Poi la punizione: sei in condotta e un periodo di lavoro al Telefono Rosa.

Oggi a parlare è il muro del Giulio Cesare. E lo fa con toni ancora più violenti. Come se il predente del Visconti non avesse già mostrato quanto sia fragile il confine tra “bravata” e aggressione simbolica. Anche allora, come oggi, le studentesse chiesero che il caso non venisse minimizzato. Anche allora la comunità scolastica si mobilitò per pretendere rispetto. Ma l’episodio accaduto oggi dimostra che il lavoro da fare contro la cultura della sopraffazione è ancora lungo.