Che ci sia o che non ci sia, che sia a due, a tre o a quattro, l’idea del confronto tra Meloni e Schlein o tra Meloni, Schlein e Conte, o tra Meloni, Schlein, Conte e Salvini, rappresenterebbe un passo in avanti nella civilizzazione della politica. Un benemerito sforzo di dialogo e il tentativo, anti-ciclico, di rappresentare la politica in modalità non contundente. Per rendersi conto dell’innovazione, proviamo a pensare come si svolgeva il confronto non solo al tempo del bipolarismo più infuocato e più giovane e ardito - al tempo di Berlusconi contro Occhetto e di Berlusconi contro Prodi e viceversa - ma anche molto prima.

È vero che Castel Sant’Angelo, nei cui giardini si svolge Atreju, è sempre stato per eccellenza un luogo guerresco - per dirne una: lì papa Clemente XII si rinchiuse mentre i lanzichenecchi gli davano la caccia e volevano farlo a fettine - ma di sicuro non ci sarà il rischio Cavallotti. Di che cosa si stratta? Due secoli fa, i politici si sfidavano non a parole ma a scherma. Il più bravo in questa specialità era il radicale (antesignano ottocentesco di Pannella) Felice Cavallotti. Fece 31 duelli e morì al 32esimo: trafitto alla carotide dal deputato conservatore Ferruccio Macola.