Nuove attività promozionali in Giappone nell'ambito della Settimana della Cucina italiana nel Mondo, con una degustazione di whisky allestita a Tokyo per i principali esperti del settore, riuniti al Bar Tafazzi, nel quartiere alla moda di Ebisu.

"Parliamo di un Paese, che ha fatto del whisky uno dei suoi elementi rappresentativi, nonostante non sia nato nel mondo del whisky, e l'ha portato a livelli forse superiori a tantissime altre zone storiche della produzione del whisky", racconta all'ANSA Enrico Chioccioli, Master Distiller e fondatore dell'azienda toscana Florentis.

"È un popolo che conosce bene il prodotto, e da amante della cucina devo dire che nelle tipologie di cucine, quelle italiane e quelle giapponesi forse son quelle dove trovo più similarità, perché è un popolo abituato a lavorare sugli elementi della materia prima, e mettere la tecnica al servizio degli ingredienti".

Creato da una famiglia che opera nel mondo del vino da due generazioni, il brand si distingue dagli altri per una scelta specifica legata alla valorizzazione delle caratteristiche locali, sottolinea l'imprenditore. "Venendo da un territorio che parla di vino ci sembrava giusto nel momento in cui cerchiamo di dare forma alla categoria nascente del whisky italiano, di utilizzare "le hard skill", cioè le caratteristiche principali di un territorio. E sicuramente l'Italia, come nessun altro paese al mondo ha una diversificazione a livello di varietali, quindi nell'invecchiamento di barrique di cask che hanno contenuto vini diversi che possono portare delle sfumature inconsuete. Da lì la scelta: invece di utilizzare lo Sherry cask, quello di impiegare il Vin Santo cask. Entrambi vini ossidativi, ma con caratteristiche gusto-olfattive totalmente diverse". Una peculiarità che prelude al consolidamento delle attività - che tuttavia necessità di 'aggiornamenti burocratici' per restare competitivi in Italia, ribadisce Chioccioli, dove l'attività di distillazione è strettamente regolata. "La prima esperienza che ho avuto è stata a New York, dove prevale una dinamica opposta: gli alambicchi sono liberi, diciamo che lo Stato accetta il rischio che l'impresa non lavori in modo corretto, però allo stesso tempo mette sanzioni alte per evitare che questo accada. Quindi da tanta libertà e fiducia all'operatore e ciò assicura una velocità maggiore: non ci sono barriere all'ingresso, puoi aprire distillerie in modo più facile. Allo stesso tempo è richiesta molta più responsabilità".