Lunga e stretta, è la punta dello Stivale. La Calabria, come regione, si può vedere come una sintesi del Paese intero: lunghe coste bagnate dal mare, anzi due, salgono verso l’interno con colline a carattere agricolo e pastorizio, fino a salire sull’ultimo tratto dell’Appennino con diversi gruppi montani popolati da pini, abeti, faggi e aceri. In questi panorami interni, meno noti delle spiagge, si ritrovano concentrate storia e storie dell’enogastronomia italiana. Una terra che ha nel vino, nella viticoltura in generale, un legame plurisecolare, sin da quando i coloni greci sbarcano sulle sue coste chiamando la regione Enotria, terra del vino. Vuole la leggenda che ai vincitori delle Olimpiadi venisse offerto vino proprio di questi luoghi, vino calabrese. Bianchi, macerati, rossi, rosati con sfumature dal cipria al ciliegia, bollicine da metodo classico, rifermentati in bottiglia, dolci come i passiti.
La Calabria del vino, la nuova Enotria, si racconta nelle bottiglie con una vigoria crescente e instancabile negli ultimi anni. Confermando il successo dell’anno che sta per chiudersi, anche per il prossimo la Regione con il suo patrimonio enologico sarà presente nelle principali manifestazione di settore, in Italia e all’estero, a partire da ProWein fino a Wine Paris, passando ovviamente per Vinitaly e annunciando sin da ora la terza edizione di Vinitaly anche the City, in programma a Sibari a fine luglio.







