Ogni aiuto è apprezzato, in questa rivoluzione culturale che non possiamo fare da sole: anche perché, e i maschi femministi lo sanno, sono essenzialmente loro il problema

La manifestazione di Non una di meno a Roma nel 2024

Ifemminicidi, uno ogni tre giorni. Gli stupri, con l’inestirpabile strascico di vittimizzazione secondaria di chi deve dimostrare la violenza subita. Lo stalking. La violenza domestica, di cui non si parla abbastanza perché - spiegano le esperte - viene minimizzata perfino dalle istituzioni che la rubricano a litigio e non a vessazione, fisica e psicologica. E poi la violenza economica: nei confronti delle donne che non lavorano ma anche di quelle che lo fanno guadagnando, però, meno dei colleghi maschi. E, ancora, il cat calling: gli approcci molesti per la strada, un argomento che preme molto a donne e ragazze che non si sentono sicure a camminare da sole per le città. Mi fa venire in mente quello che dicono le femministe storiche: i diritti non vanno mai dati per scontati, vanno sempre presidiati e difesi. Io sono sempre uscita da sola, le amiche quindicenni di mia figlia non escono di casa senza lo spray al peperoncino nella borsetta.

I temi citati sino a qui sono emersi da un confronto tra noi giornaliste del Secolo XIX come imprescindibili in questa giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Una collega, che ha conosciuto la meritevole realtà di White Dove, associazione genovese che si occupa di curare i maschi violenti, ha proposto: chiediamo anche ai nostri colleghi uomini di scrivere cosa fanno loro contro la violenza. Un’altra ha obiettato: “Eh no, pure il 25 novembre sentirci spiegare la violenza dai maschi no”. Sensibilità diverse. Ma ogni aiuto è apprezzato, in questa rivoluzione culturale che non possiamo fare da sole: anche perché, e i maschi femministi lo sanno, sono essenzialmente loro il problema.