A ogni modo, il corteo di oggi è stato indetto «contro guerra e patriarcato». Tanto basta per comprendere come la giornata nazionale contro la violenza sulle donne sia un’ennesima scusa per indottrinare studenti e fomentare odio contro l’esecutivo di maggioranza. Secondo i piccoli geni «c'è un continuum tra violenza patriarcale e genocidiaria», e questo dovrebbe legittimare le loro azioni. Nel tragitto da piazza della Repubblica a Porta San Giovanni non sono mancate le bandiere ProPal. Domandarsi cosa c’entrino viene quasi automatico, comprenderlo invece quasi un mistero. Mentre da diversi manifestanti è stata denunciata la «crescente normalizzazione della violenza patriarcale da parte del governo», colpevole di avere attuato «leggi misogine e transfobiche». Anche qui resta da capire a cosa si riferissero i sapientoni dei centri sociali e collettivi, per i quali «l’unica prevenzione alla violenza patriarcale è l’educazione sessuo-affettiva transfemminista e intersezionale». Tra i diversi cartelli esposti anche uno richiamante Ornella Vanoni, da poco scomparsa: «Ridacci la Vanoni in cambio della Meloni», si legge. Spazio poi a contestazioni contro il Decreto legge Valditara e alla politica di riarmo europeo. Quanto basta per dimenticarsi il dichiarato intento del corteo, ma evidentemente chi non conosce il valore del rispetto non può insegnarlo.