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6 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 8:02
Accanto agli striscioni che reclamano giustizia per le vittime dei femminicidi, ci sono i cartelli di chi chiede un aumento delle pensioni. Vicino ai manifesti contro la violenza di genere, le bandiere delle lavoratrici statali che hanno perso il lavoro. A fianco delle parole “Ci vogliamo vive”, la denuncia contro i tagli alla spesa sociale attuati dal governo di Javier Milei. A dieci anni dalla marcia a Buenos Aires che aveva dato avvio a Ni Una Menos, quando 300mila persone avevano camminato al grido di “siamo la voce di chi non ha più voce”, le attiviste del movimento transfemminista sono scese in piazza per sostenere le richieste di chi da più di un anno protesta contro le misure economiche dell’esecutivo. “I dieci anni di Ni Una Menos non sono solo una ricorrenza. Abbiamo deciso di lasciare da parte le commemorazioni e la nostalgia. Siamo in strada per appoggiare le pensionate. Stanno pagando il peso dell’ajuste del presidente che reprime le loro proteste. Milei attacca la classe lavoratrice e attraverso i suoi atti sta costruendo una scuola della crudeltà“, dice al Fattoquotidiano.it Luci Cavallero, sociologa, ricercatrice e attivista di Ni Una Menos. “Il movimento femminista è vivo, attuale. Il suo compito è intervenire in questo contesto di estrema destra“.






