Stai a vedere che per avere la solidarietà delle femministe bisogna essere antisemiti. Cosa che dopo il pogrom del 7 ottobre 2023 non ha fatto, il movimento “Non una di meno” ha organizzato per oggi una manifestazione in Piazza Capranica a Roma, nel pomeriggio. Si parlerà di «grammatica di un genocidio», qualunque cosa voglia dire. Per intenderci, le tizie di “Non una di meno” sono quelle che quando sfilano a Milano in occasione dell’8 marzo imbrattano la statua di Indro Montanelli e dicono che non si tratta «di vandalismo: è riscatto».
Come Judith Butler, l’intellettuale ebrea californiana, madre della teoria del gender, che ha abbandonato la faticosa e sottile carriera da filosofa per una più pugnace strada politica, così “Non una di meno” sostiene la causa pro-Pal e nel frattempo manifesta contro tutto il resto, un andirivieni da giramento di testa tra il Medio Oriente e le sale parto nostrane. Protesteranno contro il governo Meloni, per esempio, «eletto dalla lobby anti-scelta paladina della vita dal suo concepimento», si legge nell’invito al sit-in, e contro «l’arroganza dei ricchi padroni del mondo». Come Butler, appunto, che auspica un’alleanza tra tutte le minoranze del mondo (movimento pro-Pal, trans, queer, antifascisti, neri, senzatetto, migranti, vittime del cambiamento climatico, donne) per edificare «una democrazia radicale ispirata agli ideali del socialismo» contro il capitalismo neoliberista.






