Oggi è il giorno dello sciopero per Gaza. Tutti fermi, trasporto locale, il personale delle ferrovie e della logistica, i portuali, stop alle lezioni nelle scuole e nelle università. Questi gli annunci, poi vedremo la realtà. Sindacati, partiti, gruppi di attivisti sono al megafono. Non potevano mancare le femministe, tra loro anche la sigla prezzemolina “Non Una di Meno”. Fazzoletto fucsia al collo, sono metaforicamente in alto mare con la “Global Sumud Flotilla”, perché – sospirando sui loro profili social – «se ci fermiamo noi, si ferma il mondo, e allora fermiamoci tutti e blocchiamo tutto». Sì, fermatevi. Anche a pensare, qualche volta. Care ragazze, non basta la retorica, non si può parlare di libertà, sofferenza e diritti, senza ricordare che cosa è Gaza, qual è l'ideologia di Hamas, che cosa pensano e fanno alle donne. Fermare la strage, nobile obiettivo. E gli stupri sulle donne ebree?

L'assassinio delle soldatesse? I rapimenti, la tortura? Non è soltanto un elenco che riguarda la strage del 7 ottobre 2023, non si tratta esclusivamente della caccia all'ebreo - che avete dimenticato - c'è molto di più, c'è Hamas, c'è l'islamismo che non rispetta alcun diritto delle donne. “Non una di meno” e non una di più, sono tutte soggiogate. Gran bella cosa, i diritti. Accusano il governo Meloni di restare in silenzio, quando invece non hanno speso una parola per le donne uccise quel maledetto 7 ottobre. Quelle donne non meritavano di vivere? Il loro ricordo è scomodo?