Nel gran circo mediatico pro Flotilla, capace di spaziare dagli intellettuali ai portuali, potevano mancare loro? I centri sociali da from the river to the sea? Gli antagonisti col pugno sinistro chiuso, la kefiah attorno al collo e la bandiera palestinese in mano? Certo che no. La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti: bloccare!

Ed eccoli qui. I campioni dell’abusivismo del Nord-Est, su tutti il Pedro (fondato da Luca Casarini), insieme al rossissimo sindacato Adl Cobas, hanno fatto sapere senza mezzi termini che se le barche dirette a Gaza per forzare il blocco navale imposto da Israele saranno fermate, beh, loro si mobiliteranno «per bloccare il porto di Venezia». E lì, parole loro, trasformeranno «lo sdegno in azione diretta, la solidarietà in disobbedienza».

AVVERTIMENTI E SIT-IN

Forti dell’ultima carnevalata al Lido di Venezia, «una straordinaria dimostrazione di forza collettiva: un segnale potente di opposizione radicale allo Stato genocida di Israele e all’intero apparato politico-istituzionale che alimenta e sostiene il regime di guerra globale», la galassia antagonista alza il tiro: «Le minacce del ministro israeliano Ben-Gvir lasciano poco spazio all’illusione. Ma è proprio per questo che dobbiamo essere presenti e ci muoveremo con determinazione. I riflettori che abbiamo acceso sulla Palestina non devono spegnersi, perché finché c’è quella luce, c’è possibilità di resistenza. E noi non abbiamo intenzione di smettere». Anche le università e le scuole ribollono. Per domani, i giovani comunisti di Cambiare Rotta hanno chiamato alla mobilitazione professori e studenti a sostegno della Global Sumud Flotilla. «Se non fermano il genocidio fermeremo il Paese», sbraitano. A Roma, già annunciati blitz ai rettorati degli atenei (Roma Tre, Tor Vergata, Sapienza) e all’Ufficio scolastico regionale.