VENEZIA - Quando cala la sera, l'acqua è verde sul Canal Grande. Non è più Greta Thunberg, ora è l'esito delle Regionali meno partecipate di sempre nella storia del Veneto, un po' scontato (per molti) e un po' sorprendente (per alcuni): Alberto Stefani è il nuovo governatore e la Lega è il primo partito, doppiando Fratelli d'Italia nel derby interno al centrodestra, oltre che il Partito Democratico nella sfida lanciata da Giovanni Manildo.
Riccardo Szumski non l'hanno visto arrivare e invece beffa tutti entrando da decano (peraltro non da solo), mentre Marco Rizzo e Fabio Bui restano fuori al di sotto della soglia di sbarramento. Questo è l’ordine di piazzamento dei cinque candidati a Palazzo Balbi, ma a spoglio in corso spunta pure un vincitore virtuale, il convitato di pietra della competizione: l’ormai ex inquilino Luca Zaia, da capolista leghista, viaggia sopra le 176.000 preferenze personali con la possibilità di arrivare a 200.000.
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Lo dice Roberto Ciambetti, presidente uscente del Consiglio regionale destinato rimanere a casa dopo quattro legislature per effetto della doppia preferenza di genere, che ha favorito le donne proprie in accoppiata con il Doge, aprendo a notte l’ultima analisi condotta dall’Osservatorio elettorale con la consulenza di YouTrend: «Dal punto di vista politico si è visto il peso di Zaia in maniera importante, con un risultato che oserei definire clamoroso». Gli analisti Giovanni Diamanti e Giovanni Forti concordano, nell’unire la valutazione politologica dell’uno al riscontro statistico dell’altro: «Scendendo in campo, Zaia ha condizionato i rapporti di forza all’interno del centrodestra. Lui sarebbe stato il vincitore anche solo con il sorpasso della Lega su Fratelli d’Italia, ma il voto di preferenza che ha riscosso, ulteriormente certifica e rafforza questa lettura».













