VENEZIA - Il capoluogo di regione ha votato complessivamente in modo diametralmente opposto a quello del resto del Veneto. Sul territorio comunale Giovanni Manildo ha vinto, sia pure di misura su un Alberto Stefani che ha fatto cappotto ovunque con distacchi abissali grazie soprattutto al contributo di Luca Zaia, che ha portato la Lega ad essere il primo partito della regione. Anzi, confermando la tendenza.

A Venezia, però, così non è stato: primo partito si è confermato il Pd che ha sfiorato il 30 per cento, staccando la Lega (al secondo posto) di circa 3mila voti e quasi doppiando Fratelli d'Italia.

Ma è scendendo nel dettaglio che si conferma un netto distacco tra il voto a Venezia, e il voto nella terraferma e nelle isole, che ripropone un po' la stessa distribuzione delle comunali, ma in modo ancora più netto. Se alle amministrative del 2020 c'erano alcune parti del "pesce" che avevano votato prevalentemente a centrodestra (Cannaregio, Castello, Zitelle, Saccafisola ad esempio), quest'anno l'intera città storica si è tinta di rosso, regalando a Manildo un risultato vicino al 60 per cento, più unico che raro e relegando Stefani a un misero 35 per cento. In pratica, il contrario di quello che è accaduto sul resto del territorio. A trainare soprattutto i voti al Partito democratico, che in città mantiene un ricco tessuto di sezioni funzionanti.