Giovani, industriali, mercati, teatri.

Si chiuderà senza grandi eventi una delle telenovele, quella veneta, tra le più appassionanti del mini-election day che chiuderà la tornata delle Regionali d'autunno. Giovanni Manildo, lo sfidante del centrosinistra, chiuderà con un comizio classico nella sua Treviso, proprio la provincia che dovrebbe garantire a Luca Zaia quel pieno di preferenze che lo porterà, dopo 15 anni da governatore, a vestire i panni del consigliere semplice.

Difficile che Fdi, con cui si gioca la vera partita, tutta interna al centrodestra, conceda agli alleati leghisti la presidenza di Palazzo Ferro Fini, sede dell'assemblea regionale. Anche perché lo schema della divisione dei ruoli nel governo della Regione aveva fatto da corollario al sudato accordo siglato tra Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani quasi fuori tempo massimo. Lui, Zaia, ha fatto la sua campagna col tam tam social - e quei video creati con l'intelligenza artificiale con il leoncino alato - a caccia di preferenze con lo slogan "dopo Zaia scrivi Zaia". Collezionare il sostegno di almeno 100mila elettori sarebbe uno degli obiettivi (anche se c'è chi rilancia addirittura con il doppio). E un buon risultato del Doge certo aiuterebbe la Lega a vincere il duello con il partito della premier, che punta invece a confermarsi primo partito in Veneto anche alle regionali, dopo i risultati record di politiche ed europee.