VENETO - La domanda è: chi decide? Sarà il livello regionale a stabilire chi vincerà il duello a Treviso (e allora la spunterà Roberto Bet) o deciderà il direttivo della Marca (e allora ce la farà Marzio Favero, cosa che, dicono, a Luca Zaia farebbe piacere)? A sei giorni dal termine per la presentazione delle liste per il rinnovo del consiglio regionale del Veneto, in casa della Lega si assiste a un ping pong. In via Panà a Noventa Padovana, sede del direttivo regionale, riferiscono che «sono in corso accordi locali». A livello locale dicono che si deciderà assieme. Tra i singoli, saputo di essere esclusi, c’è chi guarda addirittura a via Bellerio.

Il direttivo regionale di giovedì scorso ha licenziato il nuovo simbolo (quello con scritto “Stefani presidente”) e quattro liste su sette. Tutto deciso a Belluno, Rovigo, Venezia, anche se in laguna l’assessore comunale Sebastiano Costalonga, al quale è stato favorito il vicesindaco Andrea Tomaello (in foto), non ha nessuno intenzione di mettersela via, tanto da voler investire il livello federale (a partire dal vicesegretario Vannacci). «Non mi ritiro, Venezia merita la sua voce», ha detto Costalonga.

Anche la lista di Padova risulta chiusa, con due esclusioni. Quella eccellente di Luciano Sandonà, il presidente della commissione Bilancio che ha appreso dai giornali di essere stato fatto fuori, manco una telefonata dal partito, e che continua a tacere. E quella del sindaco di San Giorgio delle Pertiche Daniele Canella che su Facebook ha ufficializzato la mancata candidatura: «Come spesso accade, la politica dei territori deve ancora fare i conti con le “esigenze” dei palazzi». Ai due è stato preferito il sindaco di Arzergrande Filippo Lazzarin, secondo dei non eletti nel 2020.