A Padova ci sono tre gradi, piove e tira vento. All’ora di pranzo tra i tavolini del bar dell’Hotel Crowne Plaza, quartier generale di Alberto Stefani, i dubbi sono solo due: chi vincerà la sfida interna tra Lega e Fratelli d’Italia - finirà con un sorprendente 36 a 18, approfondiamo subito - e quanti voti prenderà “il doge”, Luca Zaia, capolista nelle sette province: sarà lui, ovviamente, il campione di preferenze. Un cronista azzanna un tramezzino e la maionese gli schizza sui pantaloni beige: ci si chiede anche se riuscirà a pulirli, dunque i dubbi diventano tre.

Lo scrutinio inizia alle 15, Stefani aspetta in una saletta dietro la sala stampa e l’instant poll lo incorona immediatamente governatore. Tra i leghisti c’è una cautela immotivata, fino alle 17 parla solo il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, il quale è tra i primi assieme all’europarlamentare Paolo Borchia a chiudersi in conclave col presidente in pectore. Con loro il sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci, ex sindaco di Padova.

Tranne l’eurodeputata Silvia Sardone, che via social si complimenta con Stefani alle 16, i leghisti fanno loro il mantra di Vujadin Boskov, leggendario allenatore serbo: partita finisce quando arbitro fischia. Ma la partita, per lo sfidante di centrosinistra, Giovanni Manildo - inchiodato tra il 29 e 30%, Pd al 17 - come prevedibile non è mai iniziata. Stefani vince col 64, in Veneto il secondo miglior risultato di sempre per la coalizione di centrodestra (per la Lega è record), migliore della prima e seconda vittoria di Zaia, che nel 2020 però ha preso il 78.