C’è una domanda che ci facciamo davanti a ogni violenza contro una donna, a ogni femminicidio. Perché l’uomo diventa aggressivo e non rispetta la volontà di chi ama? Perché al posto di proteggerla, capirla, lasciarla andare, decide di annientarla? Perché in un’epoca in cui il rispetto nella coppia dovrebbe essere un concetto acquisito c’è ancora tanta sopraffazione?
Nella Giornata della violenza contro le donne, che si tiene il 25 novembre, a far luce sulla complessità della figura maschile in un mondo che rivoluziona ogni parametro è la psichiatra e psicoterapeuta Emi Bondi, già presidente della Società italiana di Psichiatria, che su questo tema ha scritto un libro con la collega Carla Ramacciotti (Il maschio fragile, editore Mondadori).
Professoressa Bondi, come vivono oggi gli uomini l’emancipazione femminile?
"Molti uomini, oggi, non vivono bene l’emancipazione femminile, anche se nessuno la contesta apertamente. È stata una delle più grandi rivoluzioni culturali e sociali del nostro tempo: negli anni del ’68 uomini e donne la condividevano come una battaglia di libertà. Ma nella società attuale, più competitiva e meno prevedibile, i cambiamenti che ha prodotto hanno spesso messo in crisi gli uomini, che faticano a trovare un ruolo nuovo nella coppia e a dargli valore. Un tempo la figura paterna era chiara: il padre rappresentava il mondo esterno, il lavoro, il sostentamento economico. Poteva essere poco presente, ma era un riferimento autorevole e garantiva la trasmissione di regole e valori. Oggi quel modello non esiste più: le regole sociali sono più fragili, le donne hanno conquistato indipendenza economica e in molte famiglie guadagnano più dei partner. Allo stesso tempo, molti uomini non hanno ancora sviluppato pienamente un ruolo affettivo fatto di cura, empatia e partecipazione familiare, un ruolo che storicamente era appannaggio delle donne. Il risultato è che alcuni vivono la perdita del primato economico come una perdita di identità”.














