PADOVA - I dati del Viminale parlano chiaro: il calo di donne uccise da mariti, compagni o ex nel 2025 (fino al 30 settembre) è esiguo. Le vittime sono state 44, appena 4 in meno del 2024. Sono l'83% di tutti i delitti commessi in casa. Numeri che non vengono dimenticati nella piazza padovana per il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Perché prima di essere numeri, sono donne uccise da chi diceva di amarle. Gli oltre tremila manifestanti se li ricordano tutti questi nomi, e li elencano su un lungo lenzuolo bianco: «Ecco tutte le sorelle uccise nel 2025».

I nomi sono scritti in stampatello, senza cognomi, e riempiono bene i quattro metri di striscione. Il corteo partito dal Portello nella prima serata - che ha percorso via Belzoni, via Altinate fino al centro storico e alle Piazze - era composto di varie realtà. Molti i manifestanti afferenti alla sinistra non rappresentata nell'arco parlamentare, e tutti di diverse età anagrafiche: c'erano le studentesse dell'ateneo, le attiviste di collettivi e centri sociali e anche le donne che a vent'anni parteciparono alle grandi mobilitazioni per il diritto all'aborto e il divorzio. In prima linea, come sempre, le attiviste di Non Una di Meno, che hanno aperto il corteo con lo striscione: «Contro guerra e patriarcato, ci vogliamo vive e libere».