Il provvedimento di allontanamento dei tre bambini che vivevano con i genitori nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, firmato dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, è stato adottato sulla base delle relazioni del servizio sociale e dei carabinieri del 23 settembre e del 4 ottobre 2024. Le relazioni tecniche di un anno fa hanno evidenziato, secondi i giudici, «indizi di preoccupante negligenza genitoriale», con particolare riferimento alla mancata frequentazione di istituti scolastici e all’isolamento sociale. La casa nel verde, inoltre, non garantirebbe le «condizioni di salubrità dell’abitazione», con particolare riguardo all’umidità e al rischio di patologie polmonari e di integrità fisica dei minori. Contestate anche la staticità e le condizioni igieniche essendo il casolare senza acqua corrente, luce, gas e bagno. Poi c’è l’aspetto sanitario che riguarda la carenza di accertamenti medici, comprese le vaccinazioni, visite pediatriche e valutazioni sullo stato immunitario e psicologico dei bambini.
LE CRITICITÀ
«Si tratta di contestazioni che in parte sono già state confutate documentalmente – afferma l’avvocato della famiglia Giovanni Angelucci – Per quanto riguarda la scuola, la famiglia è autorizzata per l’anno 2025-26 dall’istituto di istruzione parentale, come da loro richiesto. La figlia maggiore di 9 anni ha sostenuto l’esame a giugno e ha ottenuto il diploma di idoneità alla terza elementare, che viene contestato come non sufficiente, invece è stato concesso e ratificato ed in possesso delle autorità dal 3 novembre scorso, quindi il Tribunale doveva già averlo. Pertanto, quanto meno, la pagina relativa all’istruzione poteva essere eliminata». Quanto alla casa, c’è una perizia del geometra, incaricato di genitori Nathan Trevallion e Catherine Birmigham, che attesta «l’assenza di lesioni strutturali pregiudizievoli per la statica». «Non è un rudere fatiscente privo di utenze – ribatte l’avvocato – va precisato che la mancanza delle utenze non costituisce un problema. La famiglia usufruisce dei pannelli solari per l’energia elettrica e utilizza elettrodomestici, inclusa la lavatrice, per garantire l’igiene. Non hanno il gas perché non arriva in quella zona. Avrebbero dovuto installare un bombolone interrato. Si riscaldano con il caminetto e la cucina funziona a legna, mantenendo la temperatura a 22 gradi». E il bagno? «Il punto critico - ammette l’avvocato - . In Australia il bagno a secco è previsto per legge anche nei condomini a causa della carenza idrica. La famiglia non collega lo scarico alla rete perché ogni sciacquone consuma dai 15 ai 25 litri di acqua. La soluzione è collegare lo scarico all’acqua del pozzo. Molte case moderne adottano questa soluzione ecologica, e regolamenti recenti prevedono cisterne di raccolta delle acque per sostituire l’acqua potabile negli scarichi». Angelucci ripete che l’abitazione non è pericolante, non è a rischio crollo e le quattro mura sono stabili. «L’ingegnere ha rilasciato l’idoneità statica dell’immobile – afferma il legale – e ha presentato all’ufficio tecnico un progetto per costruire un bagno esterno collegato a fitodepurazione. Verrà depositato un altro progetto per ampliare l'abitazione e realizzare il bagno. La casa è stata comprata tramite agenzia immobiliare e la famiglia paga la Tari».












