Piccolo ma fiero, di un’eleganza castellana. Disegna il profilo della collina con la sua imponente cinta muraria esagonale, da cui spiccano la punta del campanile e quel mastio gigante che qui chiamano «Il Torrione», che echeggia mille storie d’altri tempi, contese tra Guelfi e Ghibellini, e trame cavalleresche di signori come Sigismondo Malatesta e Francesco Maria Della Rovere...Barbara, questo delizioso borgo castello in provincia di Ancona, che deve il nome alla sua Santa patrona, meta preziosa delle colline marchigiane a metà strada tra il mare Adriatico di Senigallia e i monti dell’Appennino, appare così. Avvolto da un’atmosfera fuori dal tempo, con un animo nobile. Ti accoglie con il suo labirinto intatto (e curatissimo) di viette e piazze a corte che raccontano secoli di storia, puntellate dal fraseggio di architetture monumentali che regalano scorci sul paesaggio collinare tra i fiumi Misa e Nevola.
Bello, tra le bellezze delle Marche che non finiscono mai di intrigare. «Siamo un piccolo paesino tra le colline ma le sue radici risalgono all’epoca dell’invasione dei Longobardi alla fine del Sesto secolo - dice con un pizzico di orgoglio nella voce il sindaco Massimo Chiù - Ancora oggi conserviamo la cinta muraria che racchiude al suo interno il centro storico. D’altronde, l’unicità di Barbara risiede nel suo Castello duecentesco». La sua presenza contraddistingue l’immagine di Barbara che si ha appena si arriva con la macchina. Una volta varcata la porta, ad accompagnare la passeggiata del viaggiatore sono «le piccole vie caratteristiche del centro storico oltre alla maestosità della Chiesa di Santa Maria Assunta, edificata nel 1787 per volere del cardinale Giovanni Francesco Albani, che costituisce un pregevole scrigno d’arte», indica il primo cittadino, che si fa cicerone speciale di questa visita. «Qui si ritrovano una copia della Natività del Correggio già attribuita al Domenichino, una Madonna e Santi del Pomarancio e il Cristo alla Colonna di Francesco Trevisani. Nei locali sottostanti del museo civico parrocchiale è esposta la statua in legno di Santa Barbara del ‘400». Ma gli angoli speciali, qui, si rincorrono. L’effetto è quello di una piacevolezza continua. A passo lento, è facile godersi quest’atmosfera d’altri tempi custodita con cura dagli abitanti che animano i vicoli con botteghe e locali. «L’attenzione del turista viene catturata dalla Chiesa barocca dedicata a Santa Barbara, ricostruita nel 1694 sui resti di un edifico quattrocentesco dove, al suo interno, possiamo trovare cimeli storici come l’acquasantiera dei Barberini», avverte Chiù.







