di

Luca Bergamin

Il borgo aretino, di origine longobarda, sembra il luogo perfetto per accontentare gli amanti della storia italica e della natura

Per accedere a quell’autentico scrigno di origine tardo medievale che si chiama Montebenichi, nato da un insediamento longobardo, il modo più lento e straordinario è di incedere a piedi, in sella a una bicicletta o montando un cavallo. È così, infatti, che si penetra più intensamente tra i boschi e gli uliveti della Valdambra. Lo scenario fitto e verde interrotto da poderi e case coloniche leopoldine, frutto della riforma agraria intrapresa sotto il regno del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena tra la metà del XVIII e il XIX secolo, perenne teatro di contesa tra la Repubblica di Siena e quella di Firenze, passò alla storia nel 1478 per essere stato completamente raso al suolo dalle truppe aragonesi di Carlo V che gli diedero fuoco. Perciò la sua ricostruzione nonché attuale conformazione risale al '500: uno dei suoi simboli, dunque, è rappresentato dalla Pieve di Santa Maria Assunta in Altaserra, le cui prime pietre furono poste in epoca paleocristiana, contornata da cipressi e olivi, ma che venne poi riedificata nel corso del XII secolo ai piedi del centro abitato, custodendo ancora oggi un fonte battesimale e un’acquasantiera cinquecentesche.