AMontalcino il vino è un simbolo identitario forte. Il borgo adagiato sulle colline, tra saliscendi di cipressi, abbazie romaniche e stradine che si arrampicano incorniciate da vigne e olivi, vive in simbiosi con il proprio paesaggio vitivinicolo, ma coltiva anche un legame profondo con la cultura che il vino porta con sé. Qui i filari esaudiscono sogni. E incidono nelle scelte di oggi e nel diario di domani di chi ci vive. O di chi è solo di passaggio. È qualcosa che modifica le traiettorie delle persone, le richiama, le trattiene. Succede a chi nasce dentro grandi famiglie del Brunello e cresce con il peso e il privilegio di una storia da continuare, ma anche a chi parte da tutt’altro mondo e decide di cambiare vita per inseguire una collina, una vigna, un’idea di bellezza. E succede perfino a chi da queste terre si allontana, gira il mondo, costruisce altrove il proprio percorso e poi, quasi inevitabilmente, sente il bisogno di rientrare. Perché a Montalcino il vino non resta confinato dentro la bottiglia: entra nella biografia delle persone, ne orienta le scelte, costruisce appartenenza.
Cibo, arte, racconti unici: l’enoturismo cresce più del consumo di vino
DALLA NOSTRA INVIATA LARA LORETI






