Non tutte le storie del vino iniziano da una vigna: alcune nascono da un atto di potere, da una firma regale, da un atto di fiducia in cui una terra viene ceduta per essere custodita nel tempo.

Siamo nella Marca Trevigiana, tra le colline che circondano il Castello di San Salvatore: qui sorge la cantina Conte Collalto, una delle realtà vitivinicole più antiche d’Italia, che da oltre mille anni continua a far parlare di sé. Ma facciamo un passo indietro, un viaggio nel tempo. Torniamo alle origini.

È il 25 ottobre del 958 quando il re d’Italia Berengario II concede a Rambaldo I di Collalto la curia di Lovadina e il bosco del Montello. In quell’atto si trova l’origine documentata di una storia che da oltre mille anni lega indissolubilmente la famiglia Collalto alle colline della Marca Trevigiana e alla coltivazione della vite. Una continuità rarissima, che ha attraversato Medioevo, Rinascimento, guerre e rinascite senza mai interrompersi.

Quando nel 1245 i Collalto costruirono il Castello di San Salvatore, a Susegana, la cantina era già parte integrante della fortezza: il vino non era un’attività accessoria, ma una necessità, una cultura, un sapere da tramandare. Nei secoli successivi la famiglia ha continuato a modellare il paesaggio, affinando un rapporto profondo con la terra e con i suoi ritmi. All’inizio del Novecento, il conte Ottaviano Antonio Collalto volle una nuova cantina, moderna e funzionale, costruita nel 1904 secondo i più avanzati criteri dell’epoca: un gesto che dimostra come innovazione e tradizione, qui, abbiano sempre camminato insieme.