C'è un punto, tra Firenze e Siena, dove le colline si fanno più ripide e i vigneti ricamano i crinali con caparbia. Un paesaggio da cartolina a poco meno di un'ora dal capoluogo toscano si profila mentre la strada risale terrazzamenti disegnati dal tempo. Appena scesi dall’auto, il silenzio è interrotto solo dalla brezza tra le foglie mentre l’aria porta un profumo antico di terra e mosto. È lì, che un pugno di case di pietra domina una delle zone più vocate del Chianti Classico.

Benvenuti a Lamole di Lamole.

Una geografia verticale

Il toponimo rivela l'identità di questo luogo: "lame" di terra, calanchi scavati nei millenni dagli agenti atmosferici. Siamo a Lamole, nell'Unità Geografica Aggiuntiva più piccola e più alta del Chianti Classico, un'élite nella denominazione più antica d'Italia. Qui la vite cresce tra i 420 e i 655 metri sul livello del mare, protetta dai venti freddi e baciata da un'esposizione ottimale alla luce.

I terreni raccontano la geologia complessa della Toscana: macigno, alberese, galestro. Pietre che hanno visto passare i Romani, che per primi intuirono le potenzialità di queste pendici. Nel Medioevo il Castello Gherardini vegliava sul borgo durante le guerre tra Firenze e Siena, mentre nei secoli la viticoltura diventava l'anima di questa comunità. La cantina storica, cuore della tenuta, è edificata su un costruzione risalente alla metà del Trecento. Oggi affiancata da strutture moderne, conserva il suo ruolo nel lasciar riposare il Vinsanto nelle botti, seguendo ritmi che assecondano le stagioni.