C’è un momento, nella cerimonia Michelin ma soprattutto nella vita di giovani (e meno giovani) chef, che più di tutti racchiude il senso di un percorso: quello in cui un cuoco vede comparire il proprio nome tra le nuove stelle. È l’istante in cui anni di lavoro – le notti in cucina, i tentativi, i fallimenti, le intuizioni – si condensano in pochi secondi di pura emozione. Per chi conquista la prima stella, non è soltanto un riconoscimento professionale: è la conferma che la propria voce gastronomica ha trovato spazio, che la propria cucina è stata vista, ascoltata, capita. Sul palco si alternano sorrisi increduli, mani che tremano appena, abbracci trattenuti male. Perché la prima stella resta sempre così: un traguardo che segna l’inizio di tutto.

L’emozione coinvolge tutto il Paese, a partire da Milano, dove è Procaccini il nuovo ristorante stellato insieme ad Abba. Ed Emin Haziri, executive chef di Procaccini, è il primo kosovaro a ottenere il prestigioso e ambito riconoscimento della Guida Michelin, bissando in un certo senso se stesso considerando la stella che già aveva da Cannavacciuolo Bistrot a Torino. Ma era il suo obiettivo fin da quando aveva deciso di lasciare Cannavacciuolo, che gli era stato affidato quando aveva solo 24 anni. “Era il mio sogno da quando ho aperto a Milano un anno e mezzo fa. Ma sono anche contento di portare questo risultato nel mio paese. Sono partito dal Kosovo quando ero piccolo: non avevo nulla, neanche uno zaino. Solo l’ambizione, che mi ha guidato fino a qui. E la stella è arrivata nel momento giusto, per me, per la mia squadra e il progetto. Ho sempre pensato che avrei fatto lo chef ad alti livelli. Lo volevo per me e per la mia famiglia. Ho sempre sognato di cambiare la vita ai miei genitori”.