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Lo chef di origine kosovara e allievo di Cannavacciuolo guida con mano sempre più ferma la cucina di Procaccini a Milano, nell’omonima via, e sembra destinato a grandi traguardi. La sua cucina è pienamente italiana negli ingredienti e nell’ispirazione, ma classica nella tecnica e perfettamente contemporanea. E il pianista che suona dal vivo trasporta il cliente in un’altra dimensione

Procaccini è stata una delle poche nuove aperture davvero interessanti degli ultimi due anni nel settore fine dining in una Milano che al momento si muove in altre direzioni. Emin Haziri, lo chef di origine kosovara e di scuola cannavacciuoliana, è bravo e ha le idee chiare e con il tempo ha anche smussato certe asperità di carattere dovute all’ambizione mai celata. Merito forse anche delle videoricette postate sui social (“Ci pensa Emin!”) che riscuotono buon successo e che ne hanno fatto un personaggio burbero ma decisamente efficace.

Una recente visita mi ha confermato che Haziri è decisamente sulla buona strada e secondo me potrebbe tra qualche giorno ricevere la stella Michelin a cui lui non fa segreto di aspirare, al punto che mi sento di poter dire questo senza paura di essere poi accusato di portare jella se la cosa non si dovesse verificare. La sua cucina è pulita, potente, con pochi ingredienti ma perfettamente nel ruolo: l’ispirazione è decisamente italiana ma la tecnica internazionale e i piatti escono da questo incontro perfettamente contemporanei.