Patrimoniale, salario minimo e sussidi. Eccola la contromanovra dell’opposizione che si condensa negli oltre 3.800 emendamenti presentati in Commissione Bilancio al Senato, dei quali 16 comuni tra Pd, M5S, Avs e Italia Viva. Una compattezza che fa già gongolare Elly Schlein. «Daremo il nostro contributo per migliorare una manovra che non ha respiro, è di austerità e non aumentala crescita di questo Paese ma le disuguaglianze» dice la segretaria dem. Ma è sulla patrimoniale che si registra il dato politico più significativo: perché l’emendamento presentato da Avs per tassare i grandi patrimoni ricalca esattamente una proposta lanciata dal leader Cgil Maurizio Landini pochi giorni fa.
Firmata dal senatore Tino Magni, la proposta prevede un’imposta dell’1,3% sulla ricchezza netta superiore a 2 milioni di euro, calcolata sommando attività mobiliari e immobiliari detenute in Italia o all’estero, al netto delle passività finanziarie. Il patrimonio immobiliare soggetto al nuovo tributo verrebbe esentato da Imu e Tasi. Il gettito così raccolto verrebbe destinato a sanità, istruzione, interventi climatici di adattamento e mitigazione ed edilizia popolare.
Secondo i numeri forniti da Landini, la patrimoniale garantirebbe incassi per 26 miliardi, raccolti da 500mila cittadini italiani. Una misura pesantissima da sostenere davanti all’opinione pubblica: basti pensare che in Francia una proposta dei socialisti molto più blanda- la cosiddetta tassa Zucman, un’imposta al 2% sui patrimoni superiori ai 100 milioni di euro - è stata cassata dall’Assemblea nazionale e rischia di far cadere il governo Lecornu, che si regge appunto grazie al sostegno del Ps.













