Nel suo romanzo d’esordio, la scrittrice racconta il territorio minato delle relazioni di oggi, mettendo in guardia dagli effetti delle app di dating

di Silvia Schirinzi

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In Bonding, l’esordio della scrittrice inglese Mariel Franklin, uomini e donne sui trent’anni vivono nella Londra di oggi. Lavorano nel settore tech o in quello farmaceutico in aziende che hanno nomi fumosi ma verosimili come “Healthify”, e quando non sono invischiati in relazioni complicate, sono attivi su tutte le app di dating. Uscito la scorsa estate negli Stati Uniti, non ha ancora un editore italiano, eppure è stato molto dibattuto da critici e lettori (Zadie Smith ha detto di averlo divorato) soprattutto perché racconta difficoltà, paradossi e prospettive delle relazioni del nostro tempo.

Franklin, che vive e lavora a Londra, ha lavorato come data manager per un sito di appuntamenti, insieme a sviluppatori, uomini, che arrivavano dai siti porno e che hanno costruito l’applicazione utilizzando quel tipo di know-how, se così vogliamo chiamarlo. “Nessuno ha mai detto alle donne che avrebbero utilizzato l’app queste cose”, racconta. La protagonista trentenne di Bonding, Mary, lavora nel marketing, vive con dei coinquilini ma fa vacanze costose, ha i consumi culturali di Millennial e Generazione Z e una vita amorosa che si consuma tra uno swipe l’altro. Conosce Tom, che lavora al brevetto di un farmaco antidepressivo potenzialmente rivoluzionario, e con lui si infilerà in una storia complessa, mentre tutt’intorno ruotano personaggi che a molti hanno ricordato gli arrampicatori sociali di Bret Easton Ellis e i miserabili di Michel Houellebecq. Mentre su internet si litiga se oggi avere un fidanzato o meno sia imbarazzante, complice un articolo virale di British Vogue di qualche settimana fa, abbiamo parlato con Franklin di come internet stia diventando sempre più gendered, ovvero diviso tra uomini e donne che si fanno la guerra, e di come possiamo riprendere in mano le nostre relazioni.