I primi amori, i tradimenti e il lato oscuro del desiderio. La scrittrice si racconta
di Mattia Insolia
Una casa connessa a Internet quando non era così scontato, delle cugine che crescono e sperimentano il desiderio e il tradimento, il cervello e la scrittura che precedono il corpo e realtà nella scoperta delle relazioni. La scrittrice Monica Acito, classe 1993 è cresciuta in Cilento e ha iniziato a scrivere da bambina e fin dall’adolescenza ha collaborato con testate cartacee e online. Qui racconta come è stato il suo approccio con la sessualità, tracciando un ritratto della sua generazione.
Acito, ricorda il periodo in cui la sessualità era il suo segreto?
“Risale all’infanzia. Avevo tra i sette e gli otto anni, e la sensazione d’essere in ritardo rispetto alle coetanee; tant’è che io prima mi sono sentita scrittrice, poi donna. Fisicamente mi sono formata dopo, per cui spesso osservavo la vita delle donne della mia famiglia, specie le cugine più grandi: le studiavo, le spiavo. Quando si truccavano, si vestivano eleganti, si facevano i capelli, quando frequentavano degli uomini e stavano al telefono con loro, quando ci uscivano e li incontravano. La mia scoperta del desiderio è passata prima per lo studio dell’esterno”.






