Il mistero che c’era attorno al sesso, l’ideale della purezza femminile. Poi la crescita e il passaggio attraverso le relazioni sbagliate, fino alle relazioni adulte e al ruolo della letteratura

di Mattia Insolia

Olga Campofreda vive a Londra. Nel 2009 ha esordito con La confraternita di Elvis, suoi racconti sono apparsi su varie riviste e letterarie. Ha poi scritto i saggi A San Francisco con Lawrence Ferlinghetti e Dalla generazione all’individuo, su Pier Vittorio Tondelli. Il suo ultimo romanzo è Ragazze perbene, NN 2023. Dal 2024 è la curatrice del Miu Miu Literary Club, ideato e diretto da Miuccia Prada.

Campofreda, ricorda il periodo in cui la sessualità era un suo segreto?

Ricordo il mistero che c’era attorno. In famiglia non si parlava di sesso. E se venivano fatti dei riferimenti era raccontato come qualcosa di trasgressivo, un’infrazione. Le faccio un esempio. Mio padre lavorava a Caserta, e io e mia madre in estate andavamo a stare in una casa al mare in affitto. Capitava venissero a trovarci zie e cugine, e mia madre diceva: “Benvenute nella casa delle vergini!”. Perché eravamo tutte donne, e lei coltivava una sorta d’ideale della purezza femminile.