Poliamore, coppie aperte, non-monogamia consensuale: le regole delle relazioni non sono mai state così fluide. Eppure, anziché negoziarle continuiamo a tradire
di Giulia Mattioli
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Dal Ceo al concerto dei Coldplay alla confessione in diretta dello sciatore norvegese Laegreid durante le Olimpiadi invernali, fino al revenge dress di Lily Allen, il più rancoroso di sempre. Era dai tempi di Shakira e della sua vendetta musicale che il tradimento non tornava così al centro della scena pop. In effetti, pochi temi sentimentali hanno lo stesso impatto mediatico: indignazione immediata, giudizio collettivo, schieramenti netti il cui verdetto è invariabilmente di colpevolezza nei confronti di chi viola le regole, implicite o esplicite, della monogamia.
Eppure questo avviene in un momento storico in cui il linguaggio delle relazioni non è mai stato tanto esteso: coppie aperte e poliamore sono entrate nel dibattito pubblico, nei social, nelle app di dating, nelle narrazioni generazionali. I dati della OPEN – Organization for Polyamory and Ethical Non-Monogamy parlano di comunità non-monogame presenti in oltre 60 paesi e in crescita; negli Stati Uniti circa un adulto su cinque dichiara di aver sperimentato forme non-monogame di relazione e fino a un terzo si dice interessato a farlo; anche in Italia il Censis registra un progressivo allentamento del modello monogamico tradizionale. Insomma, oggi nuove forme di relazione sono immaginabili e socialmente sempre più accettate.










