Un’associazione americana ha contato i personaggi queer al cinema e nelle serie. Scoprendo che, a fronte di un discreto numero di storie, molte rischiano di essere cancellate. Eppure, il pubblico c’è (e ha anche soldi da spendere)
di Silvia Schirinzi
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Negli anni a cavallo della pandemia, una piccola moltitudine di storie queer si è affacciata sugli schermi. Volti, voci ed esperienze per lungo tempo considerati poco appetibili e che invece hanno poi dimostrato di poter appassionare un pubblico larghissimo. Quei racconti erano il risultato di un lungo e accidentato percorso, iniziato nel cinema d’autore (con autori come Gus Van Sant a Gregg Araki) e passato per serie tv diventate di culto – come Queer as Folk e Sense8 – che hanno poi aperto la strada a prodotti più recenti quali Pose e Heartstopper. Molti di questi racconti, però, si sono già conclusi o stanno per farlo, come rileva il report Where We Are on TV di Glaad, non profit americana che dal 1985 monitora e promuove la rappresentazione Lgbtq+ nei media. Lo studio ha “contato” i personaggi queer regolari e ricorrenti comparsi nella stagione televisiva che va dal 1° giugno 2024 al 31 maggio 2025: dopo due anni di calo, sono aumentati del 4% su tutte le piattaforme, per un totale di 489, ma rimangono comunque al di sotto del record del 2021-2022 (637). Di questi 489, 193 sono gay, 132 lesbiche, 98 bisessuali, 32 queer, 2 asessuali. Ma il 41% – e qui sta il punto – non tornerà a causa di cancellazioni, finali di serie o uscite di scena. In un momento in cui l’industria attraversa una fase di tagli e di maggiore prudenza editoriale, la rappresentazione Lgbtq+ è la prima a risentirne.











