“Nella comunità gay chi muore, muore di nascosto. Se chiedi è un infarto. ‘È morto nel sonno’, ti rispondono. Lo fanno con fastidio. Nessuno vuole parlarne. È un’offesa alla decenza. ‘È morto. Che differenza fa sapere come?’ La morte di questi ragazzi è un continente misterioso, invisibile. Questi ragazzi nelle foto sono tutti giovanissimi. Bellissimi. Età compresa tra i 30 e 40 anni. Tratti comuni: atletici, giovani, gay”. Parte proprio da questo quadro il libro-inchiesta “Vertigine – Chemsex e mascolinità tossica. La generazione invisibile” (Collana: Documenti Fandango pp. 154 – 16 euro) del giornalista Simone Alliva.
Il libro propone numeri, interviste, esperienze e soprattutto fa un ritratto a tratti impietoso, ma tristemente realistico, di un fenomeno “chimico” che serpeggia nella comunità omosessuale, dove ancora vige un certo oscurantismo in tema di informazione e soprattutto di omertà. “Gli omosessuali hanno una possibilità più alta di suicidarsi, di provare sostanze stupefacenti, cadere nel tunnel della droga (ammesso che voglia dire qualcosa). Perché? Perché c’è questa gara all’autodistruzione”, scrive Alliva che poi entra a gamba tesa nel tema dell’aumento silenzioso delle morti legate al ChemSex, nelle esistenze di uomini giovani e realizzati che scivolano nell’eccesso.







