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Ultimo aggiornamento: 6:42

Quando si parla di violenza di genere, spunta sempre fuori la carta dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, dando il via a polemiche ormai cicliche: sì? No? Chi? Come? Quando?

E mentre ci chiediamo se sia legittimo parlare con i minorenni di relazioni, sentimenti e rapporti – ovviamente in chiave diversa e con strumenti e linguaggi eterogenei tra scuola primaria e secondaria – loro si arrangiano come possono, navigando in solitaria uno sconfinato mare di informazioni e profili social che suggeriscono tutto e il contrario di tutto. So già che molti diranno: “Ai nostri tempi non esisteva l’educazione sessuale, eppure abbiamo costruito relazioni e famiglie!”. Beh, si può dire che la realtà prima degli anni 2000 fosse un mondo a parte rispetto a quella attuale; se è vero che permane un concetto comune di desiderio e di attrazione, è altrettanto vero che le relazioni, oggi, sono più complesse, intrecciate alla gestione non solo di sé, ma della propria immagine social, dell’accesso a informazioni, consigli, video e tutorial in rete, nonché di possibili contatti con forme di abusi e violenze sempre più subdole e meschine. Penso alla diffusione di materiale intimo senza consenso, alle dick pics, allo stalking digitale e alla manipolazione che ormai avviene tipicamente tra le chat di messaggistica istantanea.